Anche i ricchi fanno piangere
Nel Quarto secolo dopo Cristo, un facoltoso ufficiale dell’esercito romano incontrò un uomo povero e seminudo, e gli donò metà del suo mantello. La leggenda narra che il pover’uomo fosse addirittura Gesù Cristo risorto, tanto che quel soldato – Martino di Tours – fu poi proclamato santo. Sono secoli che la cultura occidentale promuove la generosità e la filantropia, soprattutto se praticate con sobrietà. Quei ricchi paperoni contemporanei che chiedono di pagare più tasse, pensano invece di poter fare i san Martino con il portafogli degli altri.
13 AGO 20

Di fatto, costoro auspicano la statalizzazione degli obblighi morali di carità, senza curarsi del fatto che oggi a beneficiare del maggior gettito fiscale sarebbero soprattutto apparati burocratici spreconi e pasticcioni. Non tutti sono d’accordo, per fortuna: “Io credo che il mio business e gli investimenti no-profit siano molto più benefici per la società di quanto non lo sia il fatto di spedire soldi a Washington”, ha replicato a Buffett il magnate Charles G. Koch, uno che tra il 2004 e il 2008 ha elargito in attività culturali, accademiche e umanitarie più di 246 milioni di dollari, mentre l’azienda di famiglia (la Koch Industries) ha il secondo maggiore fatturato annuale tra le corporation a stelle e strisce. A ognuno il proprio mestiere, dice giustamente.
Per contrastare la crisi, il compito degli imprenditori è anzitutto quello di creare ricchezza, non demagogia. Lavorino per aumentare le dimensioni della torta: solcando nuovi mercati, scommettendo su idee innovative, investendo e reinvestendo. Più si rischia e s’investe, più la gente lavora e l’economia cresce. Altro che “tassa per la prosperità”, come la chiama il ministro Giancarlo Galan: c’è bisogno piuttosto di una lotta senza quartiere alla pigrizia, soprattutto di quegli imprenditori e di quei lavoratori autonomi che si accontentano di campare di rendita, vivacchiando e rischiando poco, magari all’ombra delle tante tutele corporative che ancora abbondano in Italia. Vogliono forse lavarsi la coscienza staccando un assegno allo stato pasticcione?